Politici corrotti? Rieduchiamoli

“I politici sono tutti corrotti”: questa è una massima monolitica che chiunque ha sentito, quando non detto o pensato

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La corruzione è diffusa a tutti i livelli dello Stato, come una cancrena che ne distrugge gli arti.

Si sono spese innumerevoli parole sulle vie che sarebbe necessario seguire per placare questa decadenza di massa, poiché è inaccettabile che i servitori dello Stato, e quindi di noi cittadini, si servano a loro volta dello Stato stesso per il loro personale guadagno o per il raggiungimento delle loro personali ambizioni.

Molto si è detto sul come eliminare il fenomeno, meno si è detto sulle cause dello stesso. Per quale motivo chi sceglie di servire la nazione è poi corrotto dal sistema?

La risposta è chiara, la nostra classe politica non possiede la ragion di Stato. Nessun uomo politico cerca la propria realizzazione nella realizzazione della politica, intesa nella sua più pura e ancestrale accezione.

Il problema è insito nella totale mancanza di preparazione dei politici. Non parliamo della preparazione accademica, quella può essere posseduta o meno, ma di quella preparazione che ti dà l’attività politica quando la conduci con assoluto amore per la comunità.

A chi sostiene che certe cose non possano essere insegnate si dovrebbe rispondere che il sistema insegna a disprezzarle. Viviamo in un mondo che ha insegnato a disdegnare lo stato, a rifiutare la nazione, a nutrire diffidenza verso i nostri concittadini. Se queste cose possono essere inculcate, non vedo perché l’inverso non possa essere insegnato.

Siamo stati drogati dall’impossibilità del cambiamento, incatenati dalle forme e dalle formule, da un raffinato sistema creato ad hoc per succhiare la linfa vitale della nostra nazione privandola degli strumenti non soltanto per combatterla ma anche per comprenderne la vera natura.

Si parla spesso di educare gli elettori affinché essi non mettano a rischio il maestoso castello di carte, ma mai si parla di educare la classe politica, non si dibatte mai delle qualità e delle competenze che un servitore dello Stato dovrebbe avere prima di accedere anche solo al corridoio che porta alla stanza dei bottoni. A chi chiede presunti patentini di voto bisogna rispondere proponendo un patentino per i politici.

Non può essere ulteriormente imputata all’elettorato la colpa degli sbagli della politica, questa è una pratica scellerata che ha deresponsabilizzato i governanti e incolpato il popolo, il quale ha maturato un profondo sentimento antipolitico proprio in virtù del trattamento che gli è stato riservato.

Non può essere ulteriormente tollerata la presenza di uomini incompetenti al potere, ma soprattutto non può più essere tollerata l’incapacità dello stato di crescere uomini e donne in grado di servirlo senza doppi fini.

Non sono discorsi rivoluzionari, sono discorsi realistici. Lo Stato è responsabile della sua sopravvivenza, la quale potrà essere garantita solo dallo sviluppo di uomini politici in grado di annullare se stessi per il bene comune, uomini in grado di realizzarsi solo ed unicamente nel successo della politica.

O questo, o il disastro.

Umberto Sciabò

Classe 2002, studente con ambizioni da intellettuale, appassionato di storia e filosofia, sovranista europeista, populista elitista, rivoluzionario riformista e amante degli ossimori.

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