Kim Jong-un è morto davvero?

Non lo sappiamo. Ma tutte le fonti convergono sull'indicarlo come morto o comunque non capace di intendere

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Quando si parla di Corea del Nord occorre davvero mettere in chiaro una cosa: niente sappiamo realmente al di fuori di quello che ci comunicano le autorità nordcoreane. Per quanto si possa talvolta dubitare dell’attendibilità delle parole dei funzionari nordcoreani stessi, quasi sempre nessun altro al mondo può dire di saperne di più.

Quando morì Kim Jong-il, padre dell’attuale leader della Corea del Nord, il mondo fu avvisato della dipartita più di due giorni dopo che egli era effettivamente morto. Più di tre giorni si dovette attendere per sapere della morte di Kim Il-sung, che da quelle parti è considerato alla stregua di una divinità perché fondatore della nazione. Washington e Pechino, entrambe le volte, non sono riuscite a intercettare la notizia prima che Pyongyang decidesse di lanciarla.

Questa volta, invece, della presunta morte di Kim Jong-un si è parlato diffusamente. Tutti i media del mondo hanno rilanciato la notizia. Alcuni osservatori hanno anche ipotizzato che la “fuga di notizie” rappresenti la spia di una situazione complessa tra gli apparati di potere in Corea del Nord. Occorre però a questo punto mettere in fila i fatti.

Della salute cagionevole di Kim Jong-un si parla praticamente da sempre. È universalmente preso per vero che il leader soffra di gotta, ad esempio, e sono noti i suoi problemi legati al peso e al fumo. Il 20 aprile la CNN scrive, citando fonti di intelligence statunitensi, che Kim Jong-un è in gravi condizioni a seguito di un intervento al cuore. Cinque giorni prima, il leader non ha neanche presenziato alle celebrazioni per il compleanno del padre defunto. Più di 48 ore dopo Donald Trump, durante un briefing con la stampa, smentisce: “penso che il rapporto non sia corretto, lasciatemi dire così” e “spero che stia bene”. Poi dice che la CNN ha a disposizioni dati non recenti e inizia con la sua invettiva contro l’emittente, nemica di sempre. Tradendo, a occhio, la sensazione che anche dentro la Casa Bianca si sappia poco.

Da quel momento le speculazioni avanzano. Impossibile citarle tutte: riportiamo solo le più importanti. Il professor Sisci, sinologo e professore di politica internazionale all’Università di Pechino, dice “che io sappia è già morto”. Anche TMZ, sito web statunitense di gossip, citando imprecisati media cinesi e giapponesi rilancia la notizia: Kim è morto. Una rivista giapponese, Shukan Gendai, parla di stato vegetativo in seguito a un intervento di angioplastica. Tutte le fonti che hanno trattato della salute del leader 36enne, insomma, finiscono per convergere: se non è morto, comunque non è strettamente tra noi.

Il dubbio avanza instradato da una domanda: perché Pyongyang non smentisce? Dire che il leader è sul letto di morte potrebbe parzialmente dare una risposta alla domanda: le autorità non possono confermare che sia morto perché non è ancora morto e non possono parlare della salute del leader perché si correrebbe il rischio di mandare la popolazione nel panico, di mostrare un segnale di debolezza o, peggio, di aprire una lotta di successione.

Si dice che è probabile che a Kim Jong-un, in caso di morte, succeda la sorella, Kim Yo-jong: per quanto si sappia il leader ha una sola figlia, che però ha otto anni. Nella “linea di successione”, di cui poi non si conoscono le regole, la sorella sarebbe il familiare più vicino abile a tenere le redini del paese. Da mesi, da prima ancora che si parlasse della presunta morte di Kim, gli osservatori parlavano della sorella minore come di un personaggio in ascesa: nominata di recente nel Politburo, apparsa sempre più spesso accanto al fratello. Si diceva all’epoca che i due condividessero un rapporto speciale.

Occorre però ribadire che, per quanto la leadership nordcoreana sia passata fino ad oggi di padre in figlio, non siamo a conoscenza di regole certe di successione. Lo stesso Kim Jong-un è figlio terzogenito ed è giunto al potere semplicemente perché il padre credeva che i due fratelli maggiori fossero inadeguati al ruolo che gli si prospettava: il primo si era fatto arrestare in Giappone mentre tentava di entrare illegalmente nel paese per visitare Disneyland Tokyo – e tre anni fa è morto avvelenato in Malesia, nell’ambito di una vicenda da spy story -, il secondo si dice sia un grande fan di Eric Clapton e ha sempre tenuto un profilo basso.

Non è chiaro, dunque, se ora debba essere la sorella minore del giovane leader a prendere in mano il paese: perché è donna, perché uno dei fratelli maggiori di Kim Jong-un è ancora in vita, e perché sulla serenità di una eventuale successione incombe anche la figura pesante dello zio del giovane leader, che ha 66 anni ed è recentemente rientrato a Pyongyang dopo una vita da ambasciatore in Europa: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Finlandia.

Kim Pyong-il, questo il suo nome, era stato bandito dal paese e mandato a fare carriera all’estero proprio al fine di evitare che si innescasse una guerra di successione col fratello quando, nel 1994, morì il nonno di Kim Jong-un. Di recente l’uomo, apprezzato negli ambienti della diplomazia europea, ha riacquistato importanza nelle gerarchie del regime e potrebbe voler dire la sua, avanzando vecchie pretese sulla leadership. La gerontocrazia del regime è poi piena di zii e cugini di Kim che potrebbero voler esprimere posizioni di interesse, e si guarda con attenzione anche alla figura del Responsabile delle Cerimonie di Stato, numero due del regime: c’è anche chi ha ipotizzato che il paese possa finire per essere gestito da un direttorio e non da una donna – o da un uomo – soltanto.

In questo contesto, le indiscrezioni che sembrano arrivare da Pyongyang potrebbero assumere un altro significato e tradire una guerra intestina nell’ambito di una successione inaspettata e non pianificata, per quanto il governo della Corea del Sud continui a sostenere che Kim Jong-un stia bene e di recente l’osservatorio indipendente 38North abbia intercettato il suo treno personale nella stazione personale della famiglia a Wonsan, città costiera – dato, questo, che come evidenziato dallo stesso osservatorio non mette e non toglie nulla rispetto alle indiscrezioni sulla salute del leader.

Tuttavia occorre ritornare al punto di partenza dell’articolo. Quando si tratta di Corea del Nord, le indiscrezioni sono facili a moltiplicarsi e difficili a smentirsi. È chiaro che l’idea secondo la quale Kim Jong-un sia ormai fuori gioco abbia fatto strada, e gli analisti concordano nell’evidenziare come, per quanto il regime ci abbia abituato a colpi di scena e fuochi di artificio – qualche anno fa si disse in giro che il giovane leader era morto, o che in Corea del Nord fosse in atto un golpe: per sei settimane l’uomo non si fece vivo e poi si fece vedere, in salute, davanti alle telecamere – l’intensità delle indiscrezioni e il silenzio da Pyongyang, in questa particolare fase storica, facciano supporre che questa volta qualcosa sia accaduta davvero.

Il Cinico ti invita comunque a diffidare delle indiscrezioni che leggerai nei prossimi giorni, a dare ascolto soltanto alle fonti ufficiali e a condividere questo articolo.

Elia Pacelli

Nato qualche giorno prima che arrivasse il terzo millennio e cresciuto quando la fine delle ideologie si è palesata, conosce bene Sanremo, Dio e il calcio ma è in lotta contro le tifoserie e lo stradominio della comunicazione in politica. Attento osservatore di quello che accade a nord del 38° parallelo.

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