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Il nuovo ponte di Genova? Chiamiamolo ponte Toninelli

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Per merito suo, il ponte lo ha pagato chi era giusto che lo pagasse

Due anni fa, nella vigilia del giorno di Ferragosto, una tragedia ha spezzato l’Italia: il crollo del ponte Morandi. Il fatto è costato all’Italia quarantatré vittime. Quarantatré.

Inutile parlare, in questa sede, delle responsabilità. Delle persone cui debba essere imputata la colpa. Ha più senso parlare dei meriti di una ricostruzione che ormai sostanzialmente è ultimata.

Mai ricordo nella vita una forza politica così forte nel raggiungere un risultato dopo una crisi. E di crisi ne abbiamo vissute tante. Quella del ponte di Genova ha scioccato tutti gli italiani e ha dato vita a un dibattito politico anche piuttosto lungo.

Danilo Toninelli è stato l’emblema di questa battaglia condotta vittoriosamente. L’ex ministro delle infrastrutture ha combattuto, giorno per giorno, fino all’ultimo dei giorni che ha passato da ministro.

La sua battaglia lo ha messo contro tutti. Per mesi è sembrato che Toninelli fosse l’obiettivo dell’intero sistema politico (ricordiamo il fuoco delle opposizioni e quello amico di Salvini) e mediatico (ricordiamo il mantra: Toninelli incompetente).

Eppure oggi, a poco più di un anno dal fatto, i lavori per la costruzione del ponte entrano nella fase conclusiva. Mai si è vista in Italia un’opera pubblica di queste dimensioni realizzata in così poco tempo.

E che lo si dica: per la ricostruzione del ponte, ha pagato chi a causa della sua negligenza ha permesso che quel ponte crollasse. E che lo si dica: oggi non si scherza più, e chi detiene le concessioni autostradali è costretto a fare la manutenzione.

Per la prima volta l’Italia sembra apprendere dai suoi mali una lezione. Siamo stati abituati a lasciarci scivolare tutto addosso: la solita Italia, dicevamo. Oggi lo diciamo ancora, ma con meno forza di ieri. E Danilo Toninelli, che si è speso in prima persona pagando le conseguenze della sua opposizione al sistema, è l’uomo che dovremmo ringraziare.

Quel ponte dovrebbe portare il suo nome. Tutti dovrebbero sapere che per merito del suo sforzo, e del suo sacrificio, le quarantatré vittime e gli italiani tutti hanno parzialmente avuto giustizia. Qualcuno, invece, dovrebbe chiedere scusa.

Isabella Bellini

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