La sanità torni nelle mani dello Stato

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Le regioni hanno inanellato disastri su disastri

Pier Marco Tacca/Getty Images

Dramma nel dramma. Non ci bastava la tragedia di un virus imprevedibile, aggressivo, mortale. Dovevano mettersi di mezzo le regioni e la loro dissennata gestione della sanità.

Risulta evidente a tutti come la gestione decentralizzata della sanità sia stato motivo d’aggravamento dell’epidemia. Basti pensare allo scandalo delle Rsa lombarde.

Oggi ci pare giusto chiedere il conto a chi si è reso responsabile dello scempio. Dobbiamo tornare indietro al 2001 e andare a bussare alla porta di Massimo D’Alema per chiedergli della sua riforma del Titolo V della Costituzione.

Quel testo di riforma costituzionale, che poi fu confermato da un referendum che conobbe un’affluenza del 34% degli aventi diritto, concesse alle regioni poteri enormi.

Tra quei poteri, la potestà legislativa alle regioni in fatto di tutela della salute.

Occorre ritornare alla Costituzione pre-2001: a una Costituzione che riporti al centro l’interesse nazionale e torni, di conseguenza, ad accentrare più competenze possibili nelle mani del governo centrale.

Ci dicono che la vicepresidente del Senato Paola Taverna abbia depositato il primo aprile scorso un testo di riforma costituzionale. In oggetto, l’attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute. Il Cinico approva.

Elia Pacelli

Nato qualche giorno prima che arrivasse il terzo millennio e cresciuto quando la fine delle ideologie si è palesata, conosce bene Sanremo, Dio e il calcio ma è in lotta contro le tifoserie e lo stradominio della comunicazione in politica. Attento osservatore di quello che accade a nord del 38° parallelo.

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