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La professionalità di Giletti: prima accusa Bonafede e poi gli stacca il microfono

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La politica perde e lo spettacolo vince

Ieri sera, a Non è l’Arena, il magistrato Nino Di Matteo ha proferito una pesante accusa all’indirizzo del ministro della giustizia Bonafede ed è scoppiato il finimondo. Si è trattato di uno spettacolo indecoroso.

Secondo Di Matteo, il ministro della giustizia ha fatto retromarcia sulla sua nomina al Dap dopo aver appreso che alcuni importanti boss non avrebbero preso bene la nomina. Una accusa grave e anche circostanziata, sebbene non supportata da prove chiare.

Ma non voglio entrare nel merito delle accuse di Di Matteo. Il tempo saprà certamente darci delle risposte in più. Però una cosa bisogna dirla: ieri sera ci siamo resi conto di come la politica, in Italia, sia spettacolo e poco altro.

Di Matteo ha tutto il diritto di parlare di ciò che vuole, di svelare qualsiasi retroscena. Che lo faccia per motivi politici, nel bel mezzo di un’epidemia che ha messo il paese in ginocchio, non voglio neanche pensarlo.

Ciò che più scandalizza è vedere come il conduttore di una trasmissione televisiva seguita da milioni di italiani possa peccare tanto di parzialità. Lo vedevamo, Massimo Giletti, mentre i suoi occhi, alle parole di Di Matteo, si aprivano e sembravano prendere vita: un importantissimo magistrato vicino ai pentastellati muove una forte accusa in diretta nei confronti del ministro della giustizia. Per un giornalista che vive in funzione dei suoi ascolti, dev’essere stato un gran momento.

A un giornalista si richiede però anche deontologia. Si richiede correttezza nei confronti dei suoi ospiti. Ieri Massimo Giletti ha dimostrato di non possedere nessuna di queste doti.

Se sei un giornalista funziona così: un ospite lancia una notizia bomba nel corso della tua trasmissione. Quando l’accusato si fa vivo, hai il dovere di lasciarlo chiarire con calma. A maggior ragione se le parole in ballo rischiano di mettere a rischio la carriera politica del tuo ospite e minano alla radice le fondamenta del governo in carica in un momento di emergenza nazionale.

Se sei Giletti, invece, funziona così: prima dai per vera una dichiarazione “shock”. Poi costringi l’accusato a porsi sulla difensiva. Infine concedi all’accusato il diritto di replica ma gli rendi difficile il parlare, continui a insinuare che vi sia qualcosa di strano e alla fine stacchi il suo microfono perché “dobbiamo andare avanti”.

Così lo share di Giletti cresce e le opposizioni possono dare la loro spallata al governo. Tutti, negli studi di La7, sono contenti. I telespettatori ascoltano Bonafede e si convincono che nelle accuse vi sia qualcosa di vero, dato che il ministro non riesce a concludere una frase. La supposizione del magistrato non l’ha provata nessuno, ma a questo punto si dà per vera. La politica perde e lo spettacolo vince.

Isabella Bellini

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5 Commenti

  1. Di Matteo si è dimostrato, mi dispiace dirlo in quanto lo stimavo, un magistrato normale, non quel grande magistrato alla Falcone o alla Borsellino. La telefonata a Gilletti, in diretta può essere dovuta a due cose. 1) ha voluto recriminare sulla mancata assunzione a capo del DAP, prendendosela con Bonafede (e ha fatto male a farlo in questo momento) oppure 2) l’ha fatto di proposito per ottenere visibilità proprio in un programma seguito da milioni di telespettatori, fregandosene delle conseguenze politiche di questo suo gesto. Spero per lui che ai chiarisca col ministro Bonafede, al quale è costato farne le spese a causa di una mancata trasparenza e chiarezza sulla scelta del capo della DAP nel 2018.

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