Il governatore Musumeci ha deciso: sarà un leghista il nuovo assessore all’Identità siciliana

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Il centrodestra trova l'accordo: l'assessore ai beni culturali e all'identità siciliana sarà un leghista e, francamente, fa già ridere così

L’intesa Berlusconi-Salvini-Meloni sembra reggere. E sono soprattutto le regioni governate dal centrodestra a sperimentare sulla propria pelle quali possano essere le conseguenze della bizzarra commistione tra i tre partiti.

Non bastava la cattiva gestione delle regioni amministrate dalla coalizione di centrodestra. Non bastava distruggere la sanità in Lombardia e detenere la responsabilità politica della morte di migliaia di persone. E non bastava tradire la Sardegna e il popolo sardo, che qualche mese fa ha dato fiducia a un candidato leghista e ora preferirebbe evirarsi ma certamente non votare un’altra volta per Solinas.

Bisognava scendere ancora più in basso, dritti verso la leggenda. Così è stato deciso che, nella regione più a sud d’Italia, l’assessorato ai beni culturali e all’identità andrà alla Lega. Allo stesso partito che appena pochi anni fa schifava i terroni. Adesso saranno loro a occuparsi della difesa dell’identità siciliana.

Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana, pare essere al settimo cielo. “Sono felice perché la Lega mi è stata vicina fin dalla mia candidatura”: ma felice de che?

Musumeci è lo stesso, lo ricordiamo per onor di cronaca, che nel 2005 fonda il partito autonomista “Alleanza siciliana”. È lo stesso che dei valori della sicilianità ha fatto il suo cavallo di battaglia. È lo stesso che alle ultime elezioni regionali si presentava annunciando a tutti che la sua terra, lui presidente, “diventerà bellissima”. Salvo poi affidare la gestione delle bellezze siciliane a chi su quelle bellezze ha sempre sputato.

E a sentire le parole di Salvini, che oggi si dice onorato “di gestire le soprintendenze provinciali e quella del Mare, i 14 parchi archeologici, con i teatri di pietra e i templi, per non parlare dei musei regionali e delle straordinarie biblioteche di Palermo, Catania e Messina”, non si può davvero non pensare a cosa sia stata la Lega Nord e a quanto sia ridicola la retorica dell’orgoglio regionale, se basta il manuale Cencelli per mandarla in soffitta.

Elia Pacelli

Nato qualche giorno prima che arrivasse il terzo millennio e cresciuto quando la fine delle ideologie si è palesata, conosce bene Sanremo, Dio e il calcio ma è in lotta contro le tifoserie e lo stradominio della comunicazione in politica. Attento osservatore di quello che accade a nord del 38° parallelo.

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