In Lombardia la Lega è politicamente responsabile della morte di migliaia di persone

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I fatti parlano chiaro: la giunta lombarda di centrodestra, a trazione leghista, ha fatto acqua da tutte le parti

In aula oggi è stata bagarre. I deputati leghisti sono insorti, e sapete che novità. È bastato che il deputato Giuseppe Currò (M5s) dicesse quello che già tutti sanno, e cioè “che la regione Lombardia è oggetto del più grande fallimento nella gestione sanitaria della storia della repubblica”.

Currò ha perfettamente ragione e soltanto una cosa gli si può contestare: che non abbia detto che è proprio la Lega, e il centrodestra che ha sostenuto il leghista Fontana alle ultime elezioni regionali, ad essere politicamente responsabile del disastro lombardo.

Davvero ci si può dimenticare di quello che è accaduto nelle Rsa? Una sola deliberazione della giunta lombarda guidata dal leghista Fontana, la n.XI/2906, potrebbe essere costata 1.600 vittime nella sola provincia di Bergamo: un quarto dell’intera popolazione residente nelle strutture.

Il documento incoraggiava infatti il ricovero di pazienti Covid-19 in via di guarigione all’interno delle Rsa della regione, “a fronte della necessità di liberare rapidamente posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva”.

L’effetto dell’ordinanza è stato disastroso a dir poco. “A non esser stata protetta dal coronavirus è stata proprio la popolazione più debole e indifesa, quella degli anziani nelle case di riposo: una vera e propria strage diffusa su tutta la regione Lombardia che poteva essere evitata”, come ha evidenziato Roberto Rossi, segretario Fp della Cgil di Bergamo.

In un paese normale, soltanto la deliberazione sulle Rsa sarebbe costata la carriera all’intero gabinetto lombardo. E non vogliamo neanche tirare in ballo gli errori compiuti negli ospedali (ambulatori e corsie degli ospedali trasformati in luoghi di contagio a causa della scarsa applicazione dei protocolli e della carenza dei dispositivi di protezione individuale) o la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, che già il 3 marzo contavano più contagi di Codogno.

La regione dice che la responsabilità della mancata chiusura deve attribuirsi al governo, ma anche la regione Lombardia aveva il potere di dichiarare il lockdown delle due cittadine (come peraltro hanno fatto in autonomia le regioni Emilia-Romagna e Calabria, tra le altre).

Poi è venuto fuori che proprio in quella settimana Confindustria spingeva perché le sue imprese non venissero intaccate dalle restrizioni, come ha confermato il vicepresidente della regione. Che la giunta sia stata troppo sensibile alle richieste degli amici industriali ovviamente non vogliamo neanche pensarlo, dato che la mancata chiusura del bergamasco è costata la vita di un altissimo numero di persone – ancora non sappiamo quante.

Oggi Currò è stato forzatamente messo a tacere dalle urla e dagli schiamazzi dell’aula, insorta come se si stessero pronunciando parole irriferibili. Ma il deputato non ha detto niente che non sia facilmente verificabile.

La regione Lombardia (e con lei le stesse forze politiche che ancora continuano a sostenere la giunta, aggiungiamo noi) è politicamente responsabile della morte di migliaia di persone e se a un deputato non è permesso dirlo saremo noi a urlarlo.

Elia Pacelli

Nato qualche giorno prima che arrivasse il terzo millennio e cresciuto quando la fine delle ideologie si è palesata, conosce bene Sanremo, Dio e il calcio ma è in lotta contro le tifoserie e lo stradominio della comunicazione in politica. Attento osservatore di quello che accade a nord del 38° parallelo.

2 Commenti

  1. La lombardia è in mano a dei burattinai per di più incompetenti razzisti e ciarlatani. Vendono fumo negli occhi.Spero si faccia chiarezza sui decessi di Bergamo

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