Due decreti per sbloccare i cantieri: il piano del governo da 200 miliardi in 15 anni

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Il Codice degli appalti sarà modificato per velocizzare i processi burocratici: il governo sembra vicino a un'intesa

Al Ministero delle infrastrutture è pronto un doppio decreto. Il primo, che andrà nel Decreto semplificazioni, contiene modifiche al Codice degli appalti. Il secondo sarà allegato al Def: 200 miliardi in quindici anni per sbloccare i cantieri.

Questa è la risposta del governo a coloro i quali si aspettavano di trovare nel decreto rilancio i provvedimenti atti a sbloccare i cantieri.

Le proposte finali, che l’esecutivo promette essere pronte in due settimane, sono il frutto di un accesissimo dibattito tra le anime della maggioranza, tutte con idee diverse su come vada affrontato questo tema.

Da un lato, proposta dal Mit e dal Pd, l’ottimizzazione del Codice degli appalti del 2016. Attualmente presenti nel primo pacchetto di provvedimenti troviamo proposte di modifica riguardanti voci del Codice. Tra queste: verifica di anomalie dell’offerta, appalto integrato, criterio del minor prezzo, quantificazione delle stazioni appaltanti.

Più radicale la proposta del M5s, che propone di sospendere il Codice per tre anni per sostituirlo con le direttive europee e un commissariamento di tutte le opere già finanziate con programmi definitivi. In generale l’obiettivo pare essere quello di velocizzare dei processi che regolano il funzionamento dei cantieri (ad es. le gare d’appalto velocizzate, in massimo 45 giorni).

Più simile alla proposta dei pentastellati rispetto a quella del Pd è la proposta di Italia viva. Sei articoli che puntano su varie riforme, tutte con l’obiettivo di snellire e velocizzare i processi burocratici. Una proposta che trova le sue radici nel modello Genova: se può massimizzare l’efficienza dei lavori, bisogna valutare anche l’assegnazione diretta dell’appalto.

Pur con idee differenti, però, le varie anime del governo concordano sulla necessità di fare questo passo per sbloccare le 749 opere attualmente ferme in Italia. Si parla di circa 62 miliardi di euro bloccati e quasi un milione di posti di lavoro persi.

Umberto Sciabò

Classe 2002, studente con ambizioni da intellettuale, appassionato di storia e filosofia, sovranista europeista, populista elitista, rivoluzionario riformista e amante degli ossimori.

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