Le regioni chiedono più autonomia, ma non vogliono assumersi le loro responsabilità

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Scontro tra il governo e le regioni: l'intesa tra le due parti sancisce l'autonomia decisionale delle regioni, ma queste sarebbero felici di non assumersi le responsabilità delle proprie scelte

Sulla “fase due” si è consumato un aspro scontro tra il governo e le regioni. Se da un lato le regioni hanno richiesto totale autonomia, per poter prendere da sé tutte le decisioni, dall’altro richiedevano anche che al governo fossero attribuite le responsabilità degli eventuali fallimenti. Una cosa inaccettabile.

I vari Zaia, Fontana e Santelli, che sin dall’inizio del lockdown avocavano a sé il diritto di decidere se riaprire subito, e in modo diverso personaggi come De Luca e Musumeci, che invece volevano il potere di chiudere: sono tutti della stessa razza.

Quello che i vari presidenti di regione volevano non aveva nulla a che vedere con l’emergenza coronavirus. Volevano soltanto togliere potere allo stato centrale al fine di assumersi loro il peso dell’azione. Nel farlo, però, speravano che le responsabilità potessero comunque essere attribuite a Roma.

Ecco cosa sognano gli autonomisti, il potere senza dovere.

Ci ritroviamo ora a commentare un’intesa faticosamente raggiunta, un’intesa che regolarizza le misure regionali ma attribuisce tutte le responsabilità alle Regioni che intenderanno applicarle.

Eppure, pur dopo tanto lavoro, le Regioni attaccano nuovamente il governo. “Le regioni se la sono meritata questa autonomia”, dice il presidente della regione Liguria Giovanni Toti, unendosi ai cori degli autonomisti, ai cori di coloro che vogliono fratturare la nazione e incolpare Roma per ciò.

Eppure è evidente che fino ad adesso le colpe principali, nella gestione dell’emergenza, le abbiano avute le regioni: potevano agire e non lo hanno fatto, per paura delle conseguenze.

Roma lavorava e loro la incolpavano dei fallimenti di cui erano stati artefici.

Umberto Sciabò

Classe 2002, studente con ambizioni da intellettuale, appassionato di storia e filosofia, sovranista europeista, populista elitista, rivoluzionario riformista e amante degli ossimori.

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