Renzi minaccia ma poi vota con la maggioranza, altrimenti scompare

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L'esito del voto di sfiducia per Bonafede tradisce le stesse dinamiche di sempre: i renziani insinuano, provocano, e poi tornano all'ovile

IPP/Gioia Botteghi

Una settimana di allusioni, dimenticanze, non-detti. Bonafede ha sbagliato, ma non sappiamo cosa voteremo. Bonafede è colpevole, ma non è detto che votiamo la sfiducia. O forse sì. Questo dicevano i renziani. Poi, alla prova del voto in aula, Italia Viva torna all’obbedienza.

Oggi Matteo Renzi ha sostanzialmente giurato d’essere fedele all’esecutivo. Ha annunciato di votare contro la sfiducia del ministro essendo a conoscenza del fatto che “ove ci fosse stato un voto contrario a un ministro il governo sarebbe andato a casa”. Mettendo così in chiaro che Italia Viva l’esecutivo non vuole farlo cadere.

Perché allora le ambiguità? Perché la guerra intestina, allora? La risposta appare fin troppo evidente a tutti. Forse perché vicino abbiamo in mente l’altro Matteo, quello leghista, e ci ricordiamo della sua parabola al governo. Da due anni gli italiani guardano operare esecutivi che paiono sgretolarsi dall’interno.

Il modo d’agire dei due mattei è in pratica lo stesso. Indebolire il governo di cui si fa parte nello scopo d’ottenere visibilità e consensi. Provare a mangiarsi il governo da dentro, un pezzo alla volta, una difficoltà alla volta. E poi far saltare il banco portando alle urne il consenso guadagnato.

Ecco: è qui che Renzi si ritrova davanti a un muro. Salvini si è ritrovato davanti a un muro quando è stato messo davanti alle regole della democrazia parlamentare. Ma Renzi, a differenza sua, in natura davvero non esiste.

Matteo Salvini poteva davvero ottenere concessioni, risultati. Poteva davvero stringere l’esecutivo al muro, imporre le sue condizioni. Perché aveva i voti in aula ma esisteva anche nel vivo paese, e i sondaggi lo davano (povera Italia) primo partito. Le sue costanti minacce di far saltare il tavolo apparivano fondate.

Le minacce di Renzi hanno invece il peso specifico di un rutto. Il leader di Italia Viva può minacciare, fare la guerra via comunicati stampa, dire sottovoce che questa volta il governo lo fa cadere davvero. Ma poi non può davvero farlo.

E questo perché se lo fa scompare. Perché se si torna al voto, non lo vota neanche il gatto. Lui ne è ovviamente consapevole. Non potrebbe davvero condannarsi da solo. Non potrebbe davvero segnare la sua fine politica.

E allora si va avanti così: una minaccia, un non-detto, una insinuazione. E poi tutti in aula a dire “noi la seguiamo, presidente Conte”. Salvo fare retromarcia una frase dopo. Salvo non far seguire poi, alle parole, i fatti. E allora avanti così, Renzi: continua a mostrare a tutti di che pasta sei fatto.

Isabella Bellini

53 anni, innamoratissima di Roma, 5 stelle.

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