La Lega continua a difendere il modello Lombardia: bagarre in aula

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Microfoni rotti, pugni sugli scranni, seduta sospesa: ai leghisti davvero non si può parlare di Lombardia

Agf

Oggi, in aula, è bastato che un deputato del M5s, Riccardo Ricciardi, ricordasse agli italiani che qualcuno ancora si ostina a difendere il modello Lombardia.

Si è scatenato il finimondo: microfoni rotti, pugni sugli scranni, deputati che urlano e abbandonano i loro posti a sedere. Per ritornare all’ordine si è reso addirittura necessario che il presidente della Camera sospendesse la seduta.

Erano i leghisti. A un leghista puoi parlare di tutto, ma non certamente di ciò che è accaduto in Lombardia. Troppo fresche le ferite e troppo gravi le accuse che potrebbero piovere addosso al partito. Ordine di scuderia: se qualcuno parla di Lombardia, fate scoppiare una bagarre, buttatela in caciara, che non si capisca davvero che è responsabilità nostra.

E invece forse occorre che si dica che cosa è accaduto. Noi lo abbiamo già fatto: abbiamo ricordato delle responsabilità sulla mancata chiusura del bergamasco, della strage nelle case di riposo, della strage negli ospedali, dei 25 milioni di euro spesi per costruire un ospedale che non è mai stato realmente utilizzato.

Due dati emergono però con chiarezza. Da un lato, la totale inadeguatezza della Lega. Che davanti a una crisi di proporzioni bibliche continua ad attaccare il governo, ad additargli qualsiasi responsabilità e a nascondere le proprie, che per inciso sono ben più pesanti.

Dall’altro emerge la vergognosa deriva del dibattito parlamentare. Che a un deputato si impedisca di parlare è inaccettabile. Che la Lega sistematicamente interrompa chiunque osi parlare di Lombardia lo è ancor di più.

E comunque: i leghisti potranno continuare a impedire a chiunque, in aula, di parlare del modello Lombardia. Non potranno però far tacere i lombardi. Chi ha votato Lega oggi è consapevole di aver regalato la propria regione in mano a una giunta e una maggioranza di incapaci. E non ricommetterà lo stesso errore, spazzandoli via. Ci vediamo alle urne, amici leghisti.

Elia Pacelli

Nato qualche giorno prima che arrivasse il terzo millennio e cresciuto quando la fine delle ideologie si è palesata, conosce bene Sanremo, Dio e il calcio ma è in lotta contro le tifoserie e lo stradominio della comunicazione in politica. Attento osservatore di quello che accade a nord del 38° parallelo.

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