La Lombardia ha falsato i dati sui contagi?

Tempo di lettura: 3 minuti

L'accusa della fondazione Gimbe è chiara e circostanziata: troppe stranezze nei dati pubblicati dalla regione Lombardia

Un’altra bomba sulla giunta regionale lombarda. La fondazione Gimbe, leader nella ricerca sulla sanità, avvisa: i dati ufficiali sul contenimento dell’epidemia in Lombardia non sono attendibili.

La notizia è tanto rumorosa quanto vicina alla data di domani: entro le prossime ventiquattro ore il governo dovrà infatti decidere, tenuto conto dei dati sull’andamento epidemico, sull’apertura agli spostamenti tra le regioni. E sul tema si è già alzato il fuoco amico e polemico di governatori e sindaci.

La denuncia della fondazione Gimbe è chiara e circostanziata. La percentuale di positivi, nella regione governata dal leghista Fontana, è in realtà più alta di quella comunicata. E in Lombardia non è ancora stato effettuato un tamponamento massiccio.

Se si tenessero in considerazione soltanto i test “diagnostici” e si escludessero dal computo generale i tamponi che sono stati eseguiti per confermare la guarigione o perché s’era reso necessario ripetere il test, verrebbe fuori una percentuale di tamponi positivi che è ben più alta di quella della media nazionale (6% contro 2.4%). L’ultimo dato comunicato dalla Lombardia portava invece in dote un dato ben più basso, dell’1.7%.

E quanti sarebbero davvero i casi confermati se in Lombardia si facessero molti più tamponi di quelli fatti fino a oggi? È davvero difficile rispondere a questa domanda ma non è implausibile ipotizzare che i dati di oggi siano sottostimati. I tamponi “diagnostici” per 100 mila abitanti in Lombardia sono 1.608, contro i 1.800 veneti o i 4.000 valdostani e trentini.

Insomma i dubbi persistono e la discussione sulle riaperture si infuoca. È opportuno che la Lombardia riapra così presto i propri confini? A maggior ragione considerando che come ha detto Nino Cartabellotta, medico e presidente della fondazione Gimbe, ai microfoni di Radio 24 v’è “il ragionevole sospetto che la Lombardia aggiusti i dati per paura di un altro stop”.

“Si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell’emergenza quando c’erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2”.

Insomma: “è come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati”. Forse al fine di ottenere un regime agevolato quando si sarebbe dovuto trattare delle riaperture. Spetta adesso al governo prendere la decisione giusta.

Elia Pacelli

Nato qualche giorno prima che arrivasse il terzo millennio e cresciuto quando la fine delle ideologie si è palesata, conosce bene Sanremo, Dio e il calcio ma è in lotta contro le tifoserie e lo stradominio della comunicazione in politica. Attento osservatore di quello che accade a nord del 38° parallelo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.