La Boschi parla di “macchina del fango”, ma viene fuori che Renzi ne voleva costruire una

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Mentre Maria Elena Boschi farfuglia qualcosa, le carte di Open svelano l'esistenza di una "macchina di propaganda antigrillina". Peccato che sia servita a poco

Sul palco della Leopolda, oggi, Maria Elena Boschi si è prodotta in un toccante discorso. I membri di Italia viva sono stati vittime della macchina del fango dei loro avversari, ha detto. Commovente, non c’è che dire. Peccato che un discorso del genere, mentre le carte Open svelano che è esistita una versione renziana della Bestia leghista, sia almeno fuori luogo.

È venuto fuori, infatti, come nel periodo della campagna per il Referendum del 2016 sia stata formata una squadra incaricata di manipolare l’opinione pubblica a favore del Sì. Dopo la sconfitta, la Bestia renziana è stata trasformata in una macchina anti-cinquestelle.

In altri termini, proprio nello stesso periodo in cui Renzi accusava gli altri di possederne una, lui già possedeva una sua dark-room. E di nuovo, come ogni volta, quando Renzi è in crisi, Maria Elena Boschi viene mandata sul palco a recitare la parte. Una pantomima ormai vuota di significato, ma che raccoglie comunque gli applausi della platea.

“La macchina del fango l’hanno fatta loro, e noi l’abbiamo subita” dice la Boschi sul palco. “Caro Matteo eccoti un primo appunto sulla struttura di propaganda antigrillina che ho preparato con Simona in questi giorni”, scriveva in una email Fabrizio Rondolino a Matteo Renzi il 7 gennaio del 2017.

“Noi non abbiamo costruito una macchina del fango, ma abbiamo subito la macchina del fango. Ero oggetto di fake news tutti i giorni”, dice Renzi sul palco. “Non perdete tempo e partite. Altro che privacy. I nomi li sappiamo. Dai!” scriveva sempre Renzi il 20 settembre del 2016, quando si stava costruendo la macchina del fango renziana.

Dovrebbe esistere un limite. La retorica leopoldiana è ufficialmente oltre il limite. Poco importa, dato che non li vota neanche il gatto.

IL CINICO

Per un mondo libero dal politicamente corretto e dalle frasi di circostanza.

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